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Legambiente  Capannori:

NO! all'impianto di carbonizzazione idrotermale dei rifiuti organici.

 
CAVIA EUROPEA: ecco cosa sarà il territorio di Capannori se la realizzazione dell'impianto di carbonizzazione idrotermale in località Salanetti dovesse essere autorizzata, con conseguenze ambientali e sanitarie a cui guardiamo con grande preoccupazione.
Il nuovo progetto presentato dalla società CREO nell'ottobre 2015, non solo non convince, perché non elimina le criticità e le profonde incertezze del precedente : Capannori si troverebbe  a subire le conseguenze di un impianto pressoché sconosciuto in Europa quanto a tecnologia ed impatto ambientale
Più che un vanto si tratterebbe di un triste primato.
Sembra paradossale considerare innovativo e sostenibile un impianto che  produrrà  ogni anno ben 16.000 tonnellate di lignite: un prodotto finale rispetto al quale non si sa se è un rifiuto o una materia prima seconda. Certamente è assurda la pretesa di equipararlo al pellet , non c'è alcuna norma a riguardo ne in Italia e nemmeno in Europa.
 Sappiamo, però, con certezza, che si tratta di un carbone di bassissima qualità.  Le istituzioni sanitarie internazionali chiedono che questi carboni siano vietati nella produzione di energia.
Invece di superare l'utilizzo dei combustibili fossili, responsabili principali dell'inquinamento dell'aria ,vogliamo riportare Capannori indietro all'era  della carbonizzazione?

L'aspetto più preoccupante del progetto industriale è quello dell'impatto ambientale.
Che fine faranno le sostanze inquinanti presenti nei materiali di carico? Saranno emessi in atmosfera o rimarranno intrappolati nel prodotto finito a causa delle basse temperature utilizzate? Crediamo sia opportuno che gli enti di competenza (Arpat e Asl) sciolgano i profondi dubbi sul punto.
Non solo. Tra i rifiuti che sarebbero immessi nel nuovo impianto, assieme ai rifiuti solidi urbani (umido da raccolta differenziata), sfalci e scarti organici continuano a figurare anche i fanghi di acque reflue industriali.  la tipologia di rifiuti accolti è talmente ampia da cambiare in modo radicale la consistenza e la qualità del prodotto finito.
Ad oggi in Europa esiste solo un altro impianto che utilizza la tecnologia della carbonizzazione idrotermale, ma i rifiuti che vi si immettono sono esclusivamente bucce d'arancia. L'impianto in questione, sito in Spagna, si trova in una prima fase di sperimentazione a livello europeo e non ha ancora prodotto risultati certi e scientificamente provati. L'utilizzo di un monorifiuto, comunque,  è sostanzialmente diverso dall'immissione di altri rifiuti solidi urbani, come avverrebbe a Capannori: si pensi solo ai fanghi di depurazione.
Questo è quanto emerge anche da uno studio condotto dall'Università di Pisa su un campione di materiale prodotto da potature e verde: il giudizio dell'ateneo Pisano è molto cauto e generico ed è ben specificato che il prodotto finito dipende essenzialmente dalla natura dell'alimentazione e dalla temperatura a cui si svolge il processo.
Infine nel precedente progetto si prevedeva la combustione della lignite per l'alimentazione dell'impianto stesso. Il nuovo progetto è, a nostro avviso, peggiore  in quanto potrebbe incrementare l'uso della stessa lignite, per il riscaldamento domestico , per gli inceneritori e cementifici.
Altra rilevante criticità riguarda il Trasporto dei rifiuti e delle merci.
Le dimensioni dell'impianto a regime sono finalizzate allo smaltimento di ben 60.000 t di rifiuti. Capannori produce rifiuti organici per circa 6-8 t ogni anno. Questo significa che i rifiuti necessari per alimentare l'impianto dovranno essere trasportati da altri comuni italiani, con una previsione quotidiana  di almeno 20/30 autotreni al giorno che transiteranno sul nostro territorio per entrar ed uscire nell'area industriale di Salanetti.
Immaginiamo le ricadute dal punto di vista dell'inquinamento atmosferico, in un'area, come la piana di Lucca, che sta cercando di combattere i continui sforamenti delle emissioni in atmosfera di PM10-PM2,5  - Ossido di Azoto,ecc.
A questo proposito il Comune di Capannori, insieme ad altri quattro comuni, ha aderito al PAC, piano di azione comunale, finalizzato a limitare e ridurre l'elevato inquinamento atmosferico rilevato sul territorio. Il traffico pesante, il riscaldamento, le emissioni delle industrie sono le cause principali.
Capannori si trova, inoltre, all'interno del programma ATO Costa Toscana per la raccolta e gestione dei rifiuti, in cui è previsto  la realizzazione di  impianti pubblici di compostaggio a cui non c'è, ad oggi nessuna alternativa ambientalmente sostenibile.

L'area industriale di Salanetti, fra l'altro è una zona già satura e congestionata., con impianti di settore e cartiere. L'impianto sarà realizzato in un edificio industriale esistente, collocato in area ad elevata pericolosità idraulica (I.3), con la  prevedibile produzione di  forti emissioni odorifere, visto il sistema di scarico meccanico dei rifiuti in vasca aperta.  Le maleodoranze determineranno l'aumento del degrado di tutta l'area circostante, non distante da abitazioni, corti, centri urbani (es. Zone).

Per i suddetti motivi Legambiente  Capannori e Piana Lucchese ritiene che ad oggi non ci siano le condizioni per la realizzazione di questo impianto .

La documentazione presentata dalla ditta CREO per la realizzazione dell'impianto a nostro avviso  è carente di elementi scientifici atti a giustificare la realizzazione di un rilevante impianto industriale.
Ci opponiamo con forza non solo alla realizzazione dell'impianto, ma persino al procedersi dell'iter autorizzativo. Non serve la Via per stabilire che quest'impianto avrà effetti negativi insuperabili sull'ambiente, sulla salute dei cittadini e che comporterà un ulteriore aggravio della già problematica questione della mobilità nella Piana di Lucca, oltre ad essere assolutamente incompatibile con la politica nella gestione dei rifiuti che Capannori ha seguito nel corso degli anni.

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